Art. n.139 - Lotta all'ultimo tar nel Regno di Sicilia.
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Vi era un tempo lontano lontano in cui lo Stato si chiamava Regno e gli affari del Regno erano affari della Regia Corte.

 

Un re paterno e benevolo guardava sempre al bene dei suoi sudditi, chiamandoli alle volte addirittura figli.

 

Questo re si guardava bene per di risiedere nel suo Regno di Sicilia. Ne aveva un altro di Regno ben pi grande e potente, la Spagna, e da l regnava avendo inviato come suo rappresentante un Vicer.

 

Il re aveva sempre bisogno di tanti soldi perch i donativi che i suoi sudditi erano costretti ad inviargli non bastavano mai.

 

Le guerre e gli sfarzi della Corte costavano assai e il Re non si faceva rimorsi di vendere qualche citt demaniale se il barone o il cardinale di turno erano prodighi con la borsa.

 

Un giorno che era a corto di citt e di titoli nobiliari da vendere gli venne fatta una cospicua offerta per affittare il Corso delle Poste di Sicilia e di Napoli.

 

Laffare si fece e una cospicua somma si trasfer nelle sovrane stanze.

 

Per i sudditi del Regno parve che nulla fosse cambiato. Le poste funzionavano lo stesso e le lettere si pagavano lo stesso al loro arrivo.

 

Tutti contenti in quella felice isola ? Parrebbe ma non cos.

 

Laccordo prevedeva che i proventi andassero allUfficio del Corriero Maggiore, ma che lo Stato, ovvero la Regia Corte, doveva pagare i servizi per le lettere che venivano spedite dai funzionari e che costituivano un pesante fardello per le tasche dellErario.

 

Tra laltro lo Stato, che era la Regia Corte, lasciava nelle mani del Corriero Maggiore anche le lettere di notevole importanza; anche le lettere del vicer per laugusta persona del re erano affidati ai Corrieri di confidanza (in altri Stati si chiamavano corrieri di gabinetto) addetti al trasporto di delicate missive diplomatiche, viceregie, regie ed imperiali.

 

La burocrazia siciliana aveva anche bisogno di trasmettere spesso bandi e comandamenti a tutti i comuni dellIsola. Alle volte la cosa era parecchio urgente.

 

Si poteva mandare un messo apposito pagato dal governo ? Non si poteva. Tutto il Corso delle Poste era occupato e quindi era il Corriero Maggiore che forniva il Corriere speciale, detto Corriere straordinario perch faceva corse, cio viaggiava, quando vi era bisogno. In Sicilia veniva chiamato corriere Serio.

 

Per spedire queste circolari urgenti e importanti venivano adibiti cinque corrieri. Tre erano adibiti al giro per ognuno delle tre valli della Sicilia; uno per il circondario di Palermo e un altro per il circondario di Messina.

 

Ma chi doveva pagare al monopolista il prezzo di queste corse? Non la corte che era sempre affamata di denaro e da quellorecchio non ci sentiva; non il monopolista che certamente recitava senza denaro non si canta messa.

 

Si decise che ogni Comune che riceveva la circolare o bando o comandamento o lettera doveva pagare il viaggio. Il Corriero Maggiore stabil una tariffa e i Corrieri vennero incaricati dellesazione al momento della consegna della missiva.

 

Pare proprio di vederli questi Corrieri che appena arrivavano domandavano la mercede al primo eletto (Sindaco) o al Giurato (consigliere).

 

La prassi non doveva essere indolore e per evitare liti, discussioni, minacce e ritardi vari si decise di includere nella lettera o nella circolare lobbligo di pagare il prezzo del biglietto.

 

Minacce e blandizie accompagnavano la lettera, come la seguente:

 

 

Le cose si misero a posto e per un paio di secoli le cose andarono avanti in questo modo. Le universit (cos erano chiamati i comuni) pagavano le spese e poich anche loro avevano bilanci malconci escogitavano la qualunque per ricavare denaro.

 

LUniversit di Monte San Giuliano (odierna Erice) pens bene di mettere una tassa sulla carne di porco, e sulle frattaglie della stessa provenienza, per finanziare le spese derivanti dal trasporto della lettere di Real Servizio.

 

Cos tutti erano contenti o quasi, con esclusione del porco e di chi mangiava la sua carne e le frattaglie.

 

Ma lecito domandarsi del perch da Palermo o da Messina si mandavano con Corriere Serio tali circolari eccetera quando potevano spedirsi con il Corriere ordinario con meno spesa e pi rapidit (come vedremo in seguito).

 

Il motivo principale era inerente al fatto che a Palermo e Messina volevano avere la certezza della ricezione e dellaffissione del bando.

 

Poich non avevano ancora inventato la raccomandata con ricevuta di ritorno ne surrogarono il metodo.

 

Normalmente veniva richiesta che in pi della quale farete ricevuta; altre volte la procedura richiesta era facendo al medesimo ricevuta di quelli, espressando il giorno, e lora, che vi saranno esibite. O altra formula simile.

 

 

In secondo luogo volevano avere la ricevuta della ricezione e del pagamento perché…….perch negli uffici della luogotenenza (Direzione) della Posta di Palermo e di Messina erano un tantino sbadati. Alle volte nellinviare i rendiconti delle corse effettuate per altri scopi, e non pagati in contanti dai Comuni, gli ammollavano anche quelli pagati richiedendo un alteriore pagamento.

 

Il problema dei rendiconti e della sfiducia reciproca tra Corriero Maggiore e Corte Regia racchiuso nella inadempienza delle parti nelle regole del gioco.

 

La Corte era in difetto poich a fronte delle spese anticipate dal Corriero Maggiore per lattivit dei Corrieri straordinari pagava con ritardo di anni, e alle volte anche in natura, come ben evidenzia Vincenzo Fardella nel suo Storia Postale del Regno di Sicilia nel primo volume.

 

Il Corriero Maggiore era inadempiente perch inviava conti non rispondenti alla realt maggiorando le spese dei Corrieri straordinari e delle Corse includendo anche quelle in cui aveva percepito dalle universit il compenso.

 

La Regia Corte teneva docchio le magagne degli altri e non le proprie e forse il groviglio delle spese fin per assumere vistose proporzioni. Intervenne il vicer e nel novembre 1677 ordin che per evitare li frodi che commettono li Corrieri per conto di loro viaggi straordinarij, stante che quelli si sogliono far pagare le solite tasse dalle dette Universit fraudolentemente, con che venivano ad esigere due volte i loro viaggi una volta da essa esponente in debito della Regia Corte, e unaltra dalle dette Universit.

 

E difficile credere che le frodi venissero commessi dai Corrieri ma di pi non si poteva fare. Anche il vicer aveva unanima, e nobile per giunta, e non poteva accusare di botto la nobildonna che si chiamava de Tassis e scusate se poco.

 

La signora ingoi il rospo, ma come fu e come non fu il vicer di li a poco fece le valigie per altri lidi.

 

Dieci mesi dopo, il 18 settembre 1678, dietro richiesta della signora Vittoria Zapata de Tassis, il nuovo Vicer ordina che alli Corrieri Circolari che si spediscono per conto della R. C. nelle suddette Universit del Regno, li dobbiate pagare, e far da cui si deve pagare le solite tasse giusta la nota fatta, e sottoscritta dal Luogotenente dellOfficio di Corriero Maggiore di questo Regno nella forma che sempre sha costumato, e coss eseguirete, e non altrimenti.

 

Come si diceva allepoca le vie del denaro sono infinite.

 

Ma chi erano questi Corrieri straordinari e come trasportavano la posta in quel felice tempo e in quella felice isola?

 

Sui corrieri straordinari si sa poco. Erano persone proprietarie di una vettura (ossia cavalcatura) e erano di condizione ignobile (tutti erano ignobili in quel tempo, eccetto i nobili) venivano impiegati dal Corriere Maggiore col sistema: e rimpiazzeranno questi in caso di loro mancanza, ed altri sei soprannumerari per supplire agli abilitati ove tutti potessero trovarsi occupati, come attualmente sono istituiti. Altri due Corrieri abilitati anche saranno stabiliti in Messina onde poter supplire col le mancanze d Corrieri proprietari, ed adempire le corse straordinarie, che potranno richiedersi per non alterare il turno d Corrieri. Questi avranno anche lo assenzo a Corrieri proprietari.

 

Percepivano il compenso di onze 6 e 20 al mese oltre al diritto al fuoco e alla paglia.

 

Per sapere cosera questo diritto si riporta una nota del 1791 del Luogotenente della posta di Messina: ...ben s V.E. che quant'ebbero aumentata la paga (i Corrieri Straordinari) sino a onze 6.20. al mese rimase a loro carico di pagare le razioni di stalla e tutt'altro in qualunque posto che trovansi. In questo posto adunque dovrebbero soffrirne il peso. Ma io, ci non ostante, per agevolarli, ho avuto la premura di approntare loro dentro la casa di quest'ufficio una stalla pi pulita, pi adatta di quella che a lor dispendio incontrano nei Fondachi e posti di viaggio...per essi poter dormire con minore disaggio di quello che patiscono in detti fondachi. E perch nella medesima vi si trovava il detrimento dei luoghi, io ho fatto levarlo procurando cos tutti i mezzi di esimerli da ogni patimento.

 

Eglino per qualche volta di rado non han voluto farlo dicendo che lor piaccia meglio recarsi nei Fondachi, ove trovano, non solamente il comodo per le vetture, ma anche per loro del letto; e si sono spiegati chiaramente che per uso di questa stalla vorrebbero una stanza provvista di letto, lume e fuoco cosach lor non pu competere affatto, poich tutto ci lor vien considerato, e compreso nella predetta mensuale onze 6 e 20.

 

Messina 25.2.1791.

 

Ecco lincontentabilit umana dei Corrieri straordinari che rifiutano la comoda stanza perch manca letto, lume e fuoco. A pensare che nei fondaci dove sogliono dormire hanno s questi tre per loro importanti simulacri ma, come disse un viaggiatore straniero, in quei fondaci uomini e bestie promiscuamente dormono.

 

Daltra parte una persona che vive per oltre 12 ore al giorno in sella al proprio cavallo decrebbe aver voglia di un poco di libert.

 

Oltre alla magrolina paga e alla paglia, al lume e al fuoco, ben altri pericoli sono sul capo dei Corrieri.

 

Una volta sono le strade a portare pericolo vedendosi impossibilitati a tragittare il Vallone della Motta, le valanche di Torremuzza, Naso e Tusa tutte e quattro esistenti nei rispettivi territori e il passo chiamato di Pietraperciata, ossia Falconaro nel territorio di Giojosa si sono protestati di non potere perdere la vita, e la loro vettura nell'incontro di tali passi tutti diroccati e resi affatto impraticabili motivo per cui vengono costretti a fermarsi ove si trovano, e intraprendere a punta di giorno il di loro cammino;

 

Di altra natura il rischio di rapine. I Corrieri esposti a tutte le intemperie dalle pi calde e agghiaccianti stagioni, debbono anche rischiare la vita, rischio che essi conoscono pi d'appresso per i continui ladroneggi che impunemente si commettono..

 

Non capitava spesso ma era possibile anche: Le inoltrai per dipartimento di Polizia del naufragio disgraziatamente sofferto del Corriere della corsa traversa da Trapani a Mazzara che il giorno 2 si anneg nel Fiume del Granatello nella via da Marsala a Trapani mentr'era di ritorno dalla sua corsa; e le rassegnai ben'anco il rinvenimento del cadavere e lo smarrimento della valigia, accaduto per effetto del disgraziato incidente.

 

Ma quale era il percorso del Corriere straordinario nella sua solitaria gita attraverso il Val di Mazzara?

 

Vi erano due corse che ci interessano. La prima viene effettuata dallo straordinario del Circondario di Palermo attraverso Monreale, Partinico, Valguarnera, Calatafimi, Vita, Cinisi, Carini, Torretta, Capace, Altavilla, Trabia, Vicari, Menzoiuso, Marineo, Godrano, Ogliastro, Misilmeri, Parco, Piana delli Greci, Castronovo, Cammarata e San Giovanne.

 

LItinerario del Corriere straordinario secondo una indicazione del 1701. Non sono riprese tutte le tappe del viaggio.

 

La seconda cartina riporta litinerario allincirca del 1780 ripresa da un elenco promiscuo dei comuni delle tre valli (Val di Mazzara, Val di Noto e Val Demone). Non sono elencati per tragitto e quindi non possibile tracciare sulla mappa il percorso.

 

Il territorio della Valle di Mazzara e alcune delle localit (in bianco e alcune in nero) che facevano parte del viaggio del Corriere straordinario.

 

La durata del viaggio doveva essere considerevole. Tenendo conto della lenta marcia del mulo, del periodo di riposo, del periodo di attesa (di circa unora) in ogni comune per le pratiche inerenti la registrazione e laffissione del bando, e del pagamento della tariffa di viaggio, si pu presumere oltre 10 giorni.

 

Da alcuni documenti ove registrata la data di partenza e di consegna si hanno notizie pi precise (il tragitto quello da Palermo a Sciacca):

 

Parte da Palermo il 13 agosto 1657 arriva il 2 settembre 1657 (giorni 20)

 

Da Palermo 21 giugno 1658 arriva 10 luglio 1658 (giorni 18)

 

Da Messina 29 ottobre 1678 arriva l1 dicembre 1678 (giorni 32)

 

Da Palermo l1 aprile 1689 arriva il 19 aprile 1689 (giorni 18)

 

Da Palermo 7 novembre 1691 arriva 23 novembre 1691 (giorni 15)

 

Da Palermo 5 febbraio 1692 arriva 16 maggio 1692 (giorni 99)

 

Da Palermo 31 agosto 1693 arriva 12 settembre 1693 (giorni 12)

 

Da Palermo 24 ottobre 1693 arriva 6 novembre 1693 (giorni 13)

 

Da Palermo 4 marzo 1694 arriva 18 marzo 1694 (giorni 14)

 

Da Palermo 27 giugno 1703 arriva 6 luglio 1703 (giorni 9)

 

Da Palermo 28 giugno 1703 arriva 6 luglio 1703 (giorni 8)

 

Da Palermo 23 giugno 1703 arriva 30 giugno 1703 (giorni 7)

 

Da Palermo 30 giugno 1712 arriva 26 luglio 1712 (giorni 26)

 

Da Palermo 27 ottobre 1714 arriva 8 dicembre 1714 (giorni 42)

 

Da Palermo 17 Novembre 1714 arriva 8 dicembre 1714 (giorni 21)

 

Da Palermo 20 luglio 1714 arriva 18 agosto 1714 (giorni 29)

 

Da Palermo 3 settembre 1715 arriva 12 settembre 1715 (giorni 9)

 

Da Palermo 12 febbraio 1728 arriva 29 marzo 1728 (giorni 45)

 

Da Palermo 28 settembre 1757 arriva 5 ottobre 1757 (giorni 7)

 

Da Palermo 16 novembre 1757 arriva 25 novembre 1757 (9 giorni nave svedese sospetta di contagio)

 

Da Palermo 20 febbraio 1768 arriva 3 marzo 1768 (giorni 11)

 

Da Palermo 21 marzo 1780 arriva 4 aprile 1780 (giorni 14)

 

Da Palermo 20 ottobre 1781 arriva 10 dicembre 1781 (20 giorni la presente con altre circolari)

 

Da Palermo 6 giugno 1796 arriva 8 luglio 1796 (giorni 33 nelle attuali circostanza di guerra si impedisca lemigrazione)

 

Il pi rapido percorso viene compiuto in 7 giorni (2 volte); il viaggio pi lungo, escludendo uno da giorni 99 forse per errore trascrizione, di giorni 45 e unaltro da 42.

 

Considerando che Sciacca posta a circa la met del percorso completo ne deriva che grosso modo il tour si completava in giorni 15 nel migliore dei casi.

 

Si deve considerare che ci si pu fare unidea del percorso e del tempo impiegato ma attualmente non abbiamo precisi itinerari e tempi di percorrenza.

 

Infatti parecchie volte la partenza del Corriere straordinario veniva ritardata in attesa di nuove circolari, e con maggiori introiti. E quindi possibile che una circolare datata poniamo il 12 sia poi partita il 15 o il 20.

 

Ci si domander che tipo di ordini, bandi e circolari portavano questi Corrieri.

 

La lettera circolare era sempre di una certa importanza. Generalmente erano bandi che dovevano essere affissi per avere valore di legge; altri erano informazioni sul censimento e sulle attivit produttive; un certo numero riguardano la piaga di allora, le epidemie, e il conseguente rifiuto di accogliere bastimenti provenienti da porti sospetti ovvero di bandiera sospetta (nel senso che provenivano da un porto dove si sospettava la presenza di mal contagioso); altri ancora sollecitano il pagamento del donativo cio della tassa da corrispondere alla corona a carico di ogni comune.

 

Ecco un esempio:

 

 

Era dunque successo che nel giugno 1760 la barca del Padron Giovan Battista Sanguinetti nel calare terra a Salonicco si era attaccata la peste ed erano morte due persone. In arrivo a Genova la barca era stata posta in quarantena nel lazzaretto di Varigano e aveva fatto i necessari spurghi. Si teme il diffondersi del contagio poich per consimile caso trovasi sospetta la Provenza, e la Toscana. Per non correre rischi si pone la quarantena al naviglio mercantile con provenienza dal Genovesato alla contumacia di giorni quattordici.

 

La Real Segreteria di Napoli trasmette al vicer Fogliari lordine il 18 settembre. Il 2 ottobre il vicer informa la Deputazione del Regno di Sicilia, la quale il 4 ottobre emana la circolare che ordina la quarantena per tutte le barche provenienti dalle parti di Genova.

 

Chi e che fisionomia aveva lo straordinario presto detto: piccolo di statura, gambe arcuate, volto abbrustolito dal sole e cosparso di rughe, il Nostro sapeva leggere e scrivere ed era proprietario di un mulo o una mula. Non aveva un ingaggio stabile ma percepiva la mercede a viaggio. Il soldo era omnicomprensivo; paga, sostentamento del cavallo, diaria, vitto, alloggio, nella forma detta prima.

 

Ferie e pensioni neanche a parlarne.

 

Eppure nella societ di allora era un privilegiato. Aveva un lavoro continuativo e poteva, volendo, fare qualche extra trasportando lettere private o denaro per conto terzi. Protetto dal foro militare portava la scopetta (fucile) e coltello a molla, di parecchi centimetri, detto comunemente allicca sapuni con cui difendeva la sua vita e il suo bene pi prezioso: la mula.

 

Essenzialmente era un uomo che doveva difendersi da solo e non poteva far fede sugli apparati. Se subiva una rapina doveva o mollare o difendersi. Non vi era capitan darme o milite che avrebbe mosso un dito per ritrovargli il mulo o il maltolto. Se gli capitava qualche disgrazia il mondo continuava a girare come prima. Solo qualche riga in pi per riportare il fatto.

 

Il suo ambiente era quello della strada, in cui passava gran parte del suo tempo. La famiglia forse non era il suo forte. Preferiva i fondaci, che funzionavano anche da osterie.

 

I rapporti con gli altri ceti sociali lo lasciavano indifferente. Aveva una istintiva antipatia per i don che regnavano negli uffici e costoro non nascondevano il loro disprezzo per la sua categoria. Con i marchesini e i baronelli, alias nobili cadetti e spiantati, che dirigevano gli uffici postali era un reciproco stare alla larga. Essi, i nobili spiantati, li consideravano benevolmente uomini da poco e si pu ritenere che gli straordinari non avessero un gran bel concetto di loro, ma di ci non vi traccia nella carte delle Poste scritte dai don e dai baronelli.

 

Con i nobili veri, quelli che avevano largent, nessun rapporto, come se gli uni vivessero sulla terra e gli altri sulla luna.

 

Se avete letto il libro di Andrea Camilleri il re di Girgenti o qualche novella di Giovanni Verga, vi sarete fatti unidea delle reciproche posizioni di allora.

 

 

 

Giuseppe Marchese

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