La
Sicilia del XIX secolo due cose temeva pi di tutto: la carestia e le
pestilenze.
Sulle pestilenze, chiamate comunemente mal
contagioso, si ricorreva alla prevenzione come per provvedere
alla nettezza delle strade, e delle abitazioni, non che alla salubrit
dellaria, ove fosse alterata da acque stagnanti, o putridi
accumulamenti, procurando lo allontanamento di ogni causa produttrice
di aria malsana.(1)
Le cure in periodo di contagio erano demandate
alla quarantena e allisolamento in lazzaretti stabili o provvisori
che erano istituiti, i primi, presso le Deputazioni di Sanit e nei
comuni dove era in corso la malattia.
Cure mediche vere e proprie non
ve ne erano. Palliativi molti, specie per quelle persone che erano a
diretto contatto con i malati, come i medici.
Infatti come prima cosa questo Magistrato Supremo di salute ha dichiarato, che
debbano ciascun di essi portare una boccetta di Cloruro di Calce
sciolto in acqua, o di olio, e debba ungersene le dita prima, e dopo
di tastare il polso.(2)
(Figura 1).
Per i malati si tentava la
cabala di curare con unguenti vari la malattia, con risultati scarsi o
scarsissimi.
Da una istruzione a stampa del 1836 si ha unidea dei
medicinali proposti: Aceto di Morfina; aceto di quattro ladri; aceto
canforato; ammoniaca liquida, castoro vero di Russia, cloruro di
calce, estratto acqueo di oppio; empiastro vescicatorio; etere
sulfarico; gomma arabica; laudano liquido; mercurio dolce; olio
essenziale di rosmarina; olio di menta; oppio puro; seme di lino, e di
senapa.(3)
(Figura 2)
Tuttavia luomo di allora cercava una causa a
questo flagello che poteva decimare una citt o una intera regione.
Poich la scienza medica di allora non aveva individuato la malattie,
il popolo, la gente, cercava una spiegazione dirigendosi, ovvio,
verso la fede o locculto.
La ricerca di una causa plausibile
dellepidemia prese diverse strade:
a) punizione di un Dio sdegnato
da orribili peccati che naturalmente ogni giorno in ogni citt si
commettevano;
b) colpa di untori che artatamente e per malvagit
diffondevano il contagio;
Nel 1837 a queste due vie se ne aggiunse
unaltra: Il contagio era opera di agenti governativi che su
incarico del Governo commettevano questo crimine.
Certo le popolazioni
che si decidevano su questa origine del male non erano molto ben
disposti verso il Governo identificato con il loro re.
Caso non strano
questo indirizzo di propag in Sicilia nel 1837 e, malgrado le
difficolt di comunicazioni tra citt e citt mise a ferro e fuoco
prima Siracusa, poi Catania e infine altre sollevazioni, seppure pi
limitate a Palermo e il suo interland.
Nel giugno del 1837 il colera
morbus raggiunse la Sicilia. Probabilmente vi erano stati dei focolai
gi nel 1836. La malattia non lasci indenne nessuna grande citt e
colp molte di quelle piccole.
A Palermo le prime notizie del
contagio sono del 22 Giugno. Il 10 luglio il colera nel pieno del
suo sviluppo.
Il Cordone sanitario
Nellottobre del 1836 il
Magistrato Supremo di Salute di Palermo rende pubbliche le decisioni
governative circa il cordone sanitario, premettendo Essendo stati
attaccati diversi punti dellaltra parte dei Reali Dominj dal Colera
Morbus, il Magistrato Supremo di Salute per difendere la Sicilia
dallinvasione di un s micidiale flagello
Come prima cosa
60 legni di vario genere pattugliano il mare per il controllo delle
navi provenienti da luoghi attaccati dal colera.
Inoltre viene
stabilito un cordone terrestre da Milazzo a Siracusa organizzato
militarmente.
E infine le coste della Sicilia vengono presidiate da
guardie prezzolate, sorvegliate, e dirette daglImpiegati, Civili
e Possidenti.(4)
Le navi che effettuavano il cordone marittimo
avevano il compito: 3 allorch i legni di crociera osserveranno
che un bastimento faccia una navigazione sospetta, o conosceranno che
provenga da un luogo di rifiuto, o di contumacia, ne informeranno i
posti pi vicini del cordone, onde raddoppiare la vigilanza, ed
osservare che tale imbarcazione tentasse qualche furtivo disbarco.
4
Se i legni di crociera si dovranno allontanare dalle proprie stazioni
per inseguire qualche bastimento sospetto, o per altro oggetto di
servizio, ne avviseranno ugualmente con segnali i posti del cordone
terrestre pi vicini, acci sapendo, che resta sguarnito quel punto
della crociera marittima, usassero ogni possibile vigilanza pella
custodia del littorale.(5)
Sul cordone terrestre abbiamo un riscontro di
parziale conferma: Sviluppatosi il Cholera in Siracusa a preservare
questa Valle (Messina) fu apposto un cordone terrestre ai confini che
dividono questa dal Valle di Catania. E fu istallato un lazzaretto al
di qua del fiume Alcantara, Messina 31.10.1837(6)
Ma
oltre a questi cordoni sanitari generali, le norme sanitarie
stabilivano: Appena dichiarato che in un punto dellIsola si
manifesti il Colera, vietato a chicchesia il vagare oltre i limiti
del proprio Comune, senza sanitaria bolletta. I controventori saranno
arrestati, e posti in contumacia a disposizione del Supremo Magistrato
di Salute.
Sul modo di accertare la presenza del colera vi era in
uso un meccanismo che iniziava con laccertamento del caso o dei
casi da parte di un medico. Se vi era sospetto si riuniva una
Commissione sanitaria e se anche questa concordava sulla presenza del
contagio mandava rapporto scritto allIntendente e al Supremo
Magistrato di Salute.
Dopo di che la zona o il paese veniva isolato e
per uscire occorreva una bolletta a firma del sindaco che
indicheranno il nome e la filiazione della persona, la buona salute
della medesima, e quella della Comune donde parte. Indicheranno
altres che da venti giorni antecedenti non fu mai affetto da alcun
male contagioso, o sospetto, e non viaggi per luoghi infetti, o
sospetti.
Sulla rigidit delle norme sul valico dei cordoni
sanitari non vi sono dubbi. Sulla chiusura dei singoli paesi
istruttiva la seguente lettera spedita dal Senato di Cefal alla
Commissione Sanitaria di Alimena.
Cefal 4 luglio 1837 /
Signori / Dal di loro rapporto del 3 corrente di N. 7 intendo il
dettaglio fatto del caso avvenuto ad un individuo naturale di codesta
nel ritornare dal Comune di Morreale, ove in compagnia di un altro era
andato per portare in codesta il
Chierico D. Gaetano Messina naturale di cost per cui, essendo
impedito di proseguire il viaggio poco distante da cost per
manifesto valido timore di sviluppo di Colera essendo tornati soli due
non avendo stimato di ammetterli hanno opinato le SS. LL. inviare i
suddetti individui scortati con un uomo a cavallo per custodia
sanitaria in questo Comune capoluogo di Distretto nella supposizione
dessere attivato il Lazzaretto di consumare la contumacia ordinato
con circolare del 26 giugno scorso. Io le son davviso che il locale
surriferito di consumar la contumacia nel limite del Distretto non
stato ancora attivato, pendente lanalogo rapporto daspettarsene
le corrispondenti superiori disposizioni.
Mi quindi necessit
rinviare i suddetti Individui in codesto Comune loro patria, dovendo
espiare la contumacia prescritta nel proprio Comune nellessere ivi
arrivati in un particolare prescelto apposito locale e pellaccerto
della pubblica salute, non diversamente che trovasi praticato nel
Comune di Castelbuono, e altri Comuni pella comune salvezza e saranno
quindi praticar lo stesso come in proposito ho io praticato per i
molti individui naturali di questa, e con tale intelligenza, nel
rinviare cost i predetti individui facendoli portare
nellestensione del mio territorio, mi auguro che sar di tutto
bene eseguito al ritorno in codesta d medesimi. Il Sindaco.
Nella
contesa tra burocrazia e norme sanitarie vince la prima, in barba ad
ogni cautela.
Effetti della pestilenza
Lisolamento imposto
dalla contumacia sugli uomini e sulle merci aveva dei risvolti
negativi su coloro che vivevano del proprio lavoro, a volte per
carenza della materie prime che non arrivavano.
Lintendente di
Palermo fa sapere a tutti i comuni della Valle ..di essere faticato
il vestiarioper occorrere alla miseria dei sarti, e dei
calzolai.
In pratica le merci da Napoli dovevano sostare in
contumacia per giorni 21 per le merci suscettibili e mancando le
materie prime non si poteva lavorare e, di conseguenza mangiare.
Vi
erano dei correttivi, ora si direbbero ammortizzatori sociali,
che permettevano a chi non aveva niente di approvvigionarsi del
necessario. In ogni comune vi era una Delegazione del Governo per
le vettovaglie. Tuttavia a lungo andare la situazione peggiorava a
tal punto che malgrado qualche malo umore sparso talora da
particolari, ogni paese pu trovarsi nella stessa infelice
posizione. Prosiegue dunque a far del bene comandato dal signore
Iddio, attivi il commercio di cotesti abitanti con tutte le
precauzioni sanitarie per non perire gli stessi di fame, mentre
scampano il Colera.(7)
Eccessi della pestilenza
Lorigine
ignota del male, lisolamento totale, la virulenza della malattia,
lalternativa della morte per fame erano formidabili motivi per
scatenare lodio e la follia collettiva.
Dice Andrea W. DAgostino
nel bel volume Contagio.
Insieme alle pestilenze, altri flagelli erano
interpretati come manifestazione dello sdegno divino..
Accanto ad
una interpretazione teurgica della peste, occorre ricordare la teoria
astrologica (una cos tremenda sciagura sarebbe scatenata da
congiunzioni ed opposizioni di pianeti maligni).
E ancora:
Nella
storia le epidemie hanno inoltre provocato contraccolpi culturali e
sociali, con il diffondersi di superstizioni e le conseguenti
persecuzioni contro coloro che venivano accusati di essere diffusori
volontari del male: per esempio, gli ebrei nel Medioevo; gli
"untori" della peste nell'et moderna; le stesse autorit
pubbliche, come nel caso del colera nell'Italia del sec. XIX, che
comport anche moti popolari.
Purtroppo
gli untori non erano visti soltanto entro le mura di Milano, ma anche
nelle sue campagne, e anche a Padova. La confisca dei beni, le
torture, la pena di morte comminate a questi sventurati erano dunque
considerate un deterrente. A Bologna.intanto essendosi
scoperto in molte parti della citt, e Contado, che le porte delle
case, catenacci, cantonate delle strade, & altri luogi erano onti,
per lo che si poteva facilmente temere, stante i mali contagiosi, che
correvano, dette ontioni di esser fatte da persone empie.
Ecco,
appunto, persone empie. Era facile scatenarsi contro peccatori
nel caso che si identificasse in un Dio incollerito la causa
dellepidemia, o di persone empie di altra religione, nel caso
che il contagio, nella psicosi collettiva, fosse opera di
untori.
A questo proposito interessante, per molti versi, il
decreto del 6 agosto 1837 a firma di Ferdinando II che nellarticolo
primo enuncia: Lo spargimento di sostanze velenose, ovvero le
vociferazioni che si sparga veleno.
Anche il re del regno delle
Due Sicilie sospetta lopera di untori
In Sicilia si assiste a
una variante finora inedita. Gli untori sono agenti governativi che
spargono il veleno per motivi sconosciuti.
La citt di Siracusa si
gioca cos nel Luglio 1837 la sua posizione di citt capo valle e
proietta questa idea a Catania, a Palermo, dappertutto.
La direzione
di polizia di Palermo costretta a emettere un manifesto, in data 24
luglio 1837 che dice: Linvasione del colera disgraziatamente
verificatasi prima in questa Capitale, e successivamente in alcuni
altri comuni dellIsola, come ancora il timore di potere il male
assalire gli altri paesi che tuttavia ne sono esenti, ha fatto sorgere
una calunniosa e maligna voce, che il morbo lungi dessere
leffetto di una naturale calamit, che ha da pi anni afflitto
non poche nazioni, sia piuttosto lopera di un veleno, che
scioccamente dicesi sparso n diversi generi di vitto.
Sia il
manifesto di Palermo sia il decreto di Ferdinando II non dicono che
sono agenti del Governo coloro che mettono il veleno nei diversi
generi di vitto.
Accadde quindi che il 16 luglio 1837, in Siracusa,
tali Mario Adorno, Carmelo Adorno, Concetto Lanza, Padre Vincenzo
Zucco e Andrea Carpaci e numerosi altri cominciarono a protestare
contro gli untori nella persona dellIntendente e di altre
cariche cittadine.
La mattina del 18 luglio inizia la sommossa
generale. Sono uccisi il commissario Vico, altri quattro cittadini
forse presi a caso, lintendente Vaccaro e lispettore Greci con
suo figlio.
Il 21 luglio esce un proclama a nome dei siracusani ai
fratelli siciliani e li spingeva alla difesa della salute pubblica e
alla defenestrazione del re.
Sono formate delle squadre di salute
pubblica e fino al 7 agosto la citt vive il doppio timore del colera
e della rivoluzione.
La sollevazione popolare venne stroncata quasi
subito. La Commissione Militare del Vallo di Noto in data 28 agosto
1837 giudica Pasquale Argento, Pasquale Campisi, Felice Liberto ed
Emmanuele Miceli colpevoli di voci sedizione, ribellioni, di omicidi e
stragi e li condanna alla pena di morte mediante fucilazione. Altri
imputati minori sono condannati a pene detentive.
A Catania
lepidemia non era ancora arrivata il 18 luglio, sebbene le voci di
casi sospetti a Siracusa circolavano per la citt.
Lo stesso giorno
cominciarono i tumulti e nei giorni seguenti arrivarono diverse
persone da Siracusa che portavano notizia dei disordini.
Il 24 luglio
apparve il manifesto di Siracusa. Si procedette al disarmo della
polizia e degli altri corpi militari e vennero create delle squadre di
sicurezza.
La situazione si evolve rapidamente con un gruppo di
persone ritenute liberali e repubblicane, assieme a elementi della
nobilt cittadina. Il movimento intende liberarsi di Ferdinando II e
di ripristinare il regno di Sicilia.
Sono a capo del movimento
indipendista:
Francesco Patern Castello, di anni 51, duca di Carcaci,
presidente della Giunta di Pubblica Sicurezza;
Salvatore Barbagallo di
anni 33, professore di belle lettere, Segretario della Giunta di
Pubblica Sicurezza;
Antonino Patern Castello, di anni 58, della
casata dei marchesi di San Giuliano, 1 membro della Giunta di
Pubblica Sicurezza;
Giuseppe Gaudullo Guerrera, di anni 23,
negoziante,
Gaetano Mazzaglia, di anni 22,
forense;
Luigi Condorelli
Perina, di anni 32, maestro di lingua francese;
Santo Sgroi, di anni
23, forense;
Giuseppe Calandone, di anni 37,
calzolaio;
Angelo
Ardizzone, proprietario;
Le malefatte di quei rivoluzionari
e della plebaglia che li seguiva si riassumono nei processi che
di li a poco seguirono:
riproduzione del sedizioso e rivoluzionario
manifesto proveniente da Siracusa;
innalzamento di un vessillo giallo
proclamando lindipendenza per le pubbliche strade;
arresto
arbitrario dellIntendente e di altre persone;
lettura pubblica e ad
alta voce del manifesto rivoluzionario prodotto a Catania il 30 luglio
1837;
disarmo della polizia e distribuzione di armi ai
rivoltosi;
abbattimento
della statua di marmo di S.M. Francesco I.
Erano rappresentati tutte
le parti sociali della vita di allora: mestieri, borghesia, cultura,
nobilt.
Lepilogo tragico per tutti, esclusi i rappresentanti
della nobilt. Salvatore Barbagallo Pitt, Giuseppe Gaudullo
Guerriera e Gaetano Mazzaglia sono condannati a morte mediante
fucilazione; gli altri subiscono condanne dallergastolo a 25 anni
di ferri. La decisione della Commissione Militare del Valle di Catania
del 16 settembre 1837.
Altre sommosse popolari scoppiarono a Capaci,
Termini, Prizzi, Marineo, Corleone, Bagheria, Misilmeri.
Il Trasporto
della Corrispondenza
In periodo di pestilenza e di
cordoni sanitari marittimi e terrestri la corrispondenza veniva
inoltrata regolarmente e i Corrieri avevano il permesso di valicare i
cordoni.
Leccezione di poter valicare il cordone imponeva che il
Parte cio il lasciapassare dichiarasse che il luogo di
provenienza era libero di mal contagioso.
Inoltre la
mercanzia che si portava, cio le lettere, erano sottoposte a
disinfezione.(8)
La disinfezione
delle lettere
Normalmente le
lettere venivano disinfettate nei lazzaretti esistenti nei porti e
nelle citt principali. Esistevano lazzaretti nelle deputazioni di
Sanit di Trapani, Siracusa, Catania, Messina oltre naturalmente
nella Suprema Deputazione di Sanit di Palermo. In casi di epidemie
estese le lettere potevano essere trattate in Lazzaretti provvisori o
di luoghi di cura, ovvero ospedali di contumacia locali. (Figura 3)
Anche
nelle Deputazioni Sanitarie era possibile profumare la corrispondenza,
con o senza lintervento della posta.(9)
Il modo di disinfettare le
lettere variava da luogo a luogo e nel tempo. In Sicilia per il
periodo 1836 1854, epoca in cui avvennero due micidiali
pestilenze, si era messo in piedi questo metodo: ..la deputazione
di salute di Messina ha fatto conoscere, che aperte le lettere, ed
attaccate con uno spillo alla sopracarta, consegnate vengono queste
agli ufficiali postali, dai quali nuovamente sono chiuse....che
la incumbenza degli ufficiali postali..... quella di chiudere la
corrispondenza che dagli impiegati sanitari lor si consegna in
pratica(10) (Figura 4)
(Figura 5)
EPILOGO
Terminata lestate il cholera smise di
infierire sulla Sicilia. Le conseguenze di quellestate tremenda si
fecero sentire anche negli anni a venire. Se ne ricord Ruggero
Settimo nel 1848 nel suo violento jaccuse contro la dinastia
borbonica nellaffermare che la violenza nel reprimere i tumulti di
piazza fu scellerata, non tanto per i modi polizieschi nel
reprimerla quanto nel togliere i cordoni sanitari e lautonomia ai
Magistrati di Sanit (11)
e
infine la suprema arroganza di Del Carretto di affermare: Questa
ordinanza contiene quanto allumana prudenza dato scorgere, per
guardarsi dal morbo, e quanto si pratica da tutte le altre nazioni
dEuropa; ridicola essendo la credenza, che pur da taluni si ha, che
il male stesso possa nascondersi negli uomini per molti giorni(12).
Ecco,
appunto, la verit che il male possa nascondersi negli uomini per
molti giorni cominciava a farsi strada. Nel
1849, Agostino Bassi (13)
scriveva che il cholera morbus era
prodotto da un parassita, non ancora visibile con i microscopi a
disposizione, il quale sicuramente trasmetteva il contagio.
Nascondendolo nelluomo per molti giorni.
Ma intanto
lalter ego aveva
sentenziato.
Quando il detto
alter ego fu costretto a
lasciare, in esilio, la Sicilia, la nave che lo portava non trov
nessun porto italiano che lo accogliesse tanta la sua fama era
tristemente nota. Mor dimenticato da tutti ed un peccato. Se ne
potrebbe fare un film o dei serial thriller che avrebbe avuto tanto
successo.
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Figura 1 Circolare a stampa da Palermo 19.6.2025 diramata a tutti i
comuni del circondario con la quale si prescrive le cautele
che debbano essere presi dai medici quando visitano i colerosi
o sospetti tali. |
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Figura 2 libretto a stampa edito a Palermo nel
1836 nel quale si descrivono le procedure per la cira del
colerosi e le medicine da impiegare nel caso di contagio. |
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Figura 3 Lettera del servizio Telegrafico di
Tusa del 19 luglio 1837. Il testo avvisa che in Tusa stato
allestito un lazzaretto per i colerosi e nello stesso tempo
che non si ha notizia del colera in Cefal ma vi un
esodo di cittadini da l provenienti. |
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Figura 4 - Lettera da Siracusa 31 luglio 1837 che
mostra i segni di una sostanziosa disinfettazione (sul solo
fronte della lettera) secondo il metodo classico dellaceto
e del fuoco. |
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Figura 5 Lettera da Palermo 19 Giugno 1837 a pochi
giorni della comparsa del colera- La busta mostra i segni di
vistosi tagli di disinfettazione che attraversano tutta la
lettera, ma non quelli del passaggio in aceto o fuoco. |
NOTE:
(1)
Istruzioni per difendere i
diversi comuni della Sicilia dal Colera Morbus. Palermo 1836.
(2) Circolare dellIntendente
della Valle di Palermo del 19 Giugno 1837.
(3)
Libretto a stampa Istruzione
per difendersi i Comuni della Sicilia dal cholera morbus Palermo
1836.
(4)
Le notizie vengono riprese
dallopuscolo stampato a Palermo nel (novembre) 1836.
(5)
Libretto Istruzioni per
mettere in armonia il servizio della crociera marittima col cordone
terrestre. Palermo 1836.
(6)
Archivio di Stato Palermo, fondo Ministero Finanze, busta 394.
(7)
Lettera da Vallelunga del 27
Agosto 1837 a Polizzi passata per Palermo e disinfettata.
(8)
.....con cui mi si
divisava farsi nelle attuali emergenze sanitarie di questa isola
partire con anticipazione e propriamente la mattina del luned e del
gioved ed anche alloccorrenza la domenica e il mercoled la
notte il Corriere portante la corrispondenza per Napoli sono nel
dovere di rassegnarle che lunico ritardo che i Corrieri che muovono
da questa capitale per Messina.... quello dellespurgo delle
corrispondenze che si fa nel provvisorio lazzaretto stabilito in Tusa,
limite della valle di Messina. Siffatta operazione che non oltrepasser
le due o tre ore arreca sempre un dissesto perch la corrispondenza
non giungendo opportunamente in Messina allora stabilita pu
avvenire che passato il Faro trovi partito il Corriere da Reggio alla
volta di Napoli. Lettera dellAmm.ne generale delle Poste, Palermo
26.10.1837. Archivio di Stato Palermo, fondo Ministero Finanze,
busta 394.
(9)
Lettera dellAmministratore generale delle Poste, Palermo 5.10.2025
Archivio di Stato Palermo, fondo Ministero Finanze, busta 394.
(10)
Lettera dellAmministratore generale delle Poste, Palermo 5.10.2025
Archivio di Stato Palermo, fondo Ministero Finanze, busta 394.
(11)
Violato al 1837 nel Magistrato
Sanitario lultimo avanzo dindipendenza, e cos dato varco al
cholera di decimare il popolo Siciliano, aprivasi quellampia
carriera di misfatti e cui freme lumanit.
(12)
Ordinanza
dellAlto Commissario di Sua Maest coi poteri dellalter ego
emanata a Noto 23 Settembre 1837. Archivio di Stato Catania Giornale
dellIntendenza borbonica di Catania Agosto 1837
(13)
naturalista italiano (Mairago
di Lodi 1773 o 1775-Lodi 1856). Dopo essersi laureato in
giurisprudenza, si occup di studi di medicina, di biologia e di
patologia animale e vegetale, dando nei vari campi importanti
contributi. Nel suo lavoro Sul mal del segno, calcinaccio o
moscardino (1835-36), ossia sulla malattia che colpisce il baco da
seta, dimostr che tale forma morbosa dovuta a un fungo (Botrytis
bassiana) che si diffonde nell'aria. Da questa scoperta pervenne a
formulare, in un'altra opera dal titolo Del contagio in generale
(1844), la tesi che tutti i mali contagiosi di animali e vegetali
derivano da parassiti. Fu cos il primo e per lungo tempo
ignorato fautore della teoria del contagio, che venne poi
attribuita a Pasteur.