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NOTE
SULLA SPEDIZIONE DEI MILLE
Eccoli i
mille che si imbarcano, la sera del 5 maggio sui piroscafi
Piemonte e Lombardo, di propriet della societ Rubattino,
male armati e peggio equipaggiati per tentare di fare
lItalia.
Impossibile non pensare alle difficolt. Un migliaio di
persone eterogenee, quasi tutti senza esperienza di guerra,
si accingono a partire alla garibaldina per una impresa
che tra laltro era osteggiata dal Governo e soprattutto del
conte di Cavour, primo ministro del Regno di Sardegna.
Per
quanto era possibile la spedizione stata preparata con
cura. Garibaldi, memore del fallimento dei fratelli Bandiera
nel 1844 e di Carlo Pisacane nel 1857, aveva chiesto un
segnale agli esuli democratici siciliani.
Lincoraggiamento venne il 4 aprile 1860, quando Francesco
Riso, con un pugno di uomini, dette il segnale della rivolta
in atto alla Gancia di Palermo.
Ed ecco i
mille in mare. Inutile narrare le difficolt e delle
peripezie dei novelli briganti calati al sud per fomentare
linsurrezione della Sicilia, come affermavano i borbonici.
Ma la
Sicilia era di tuttaltro avviso. Il 1860 era latto
culminante di conflitto tra re e reame che aveva avuto un
inizio nel 1820, poi con un seguito nel 1837, rifinito nel
1848, completato in quellanno 1860.
Garibaldi
stato soltanto il braccio armato - e che braccio! nel
quale si incanalavano le aspettative dei siciliani.
Ed ecco
che le gesta dei mille, di Garibaldi, si fondono con la
gesta dei picciotti che subito dopo lo sbarco si unirono a
questi. Subito dopo larrivo i malconci Mille ebbero la
prima sensazione del comportamento della popolazione: 12
maggio verso Salemi Lungo le valli che passammo, si
assembravano i contadini battendo le mani e gridando: Viva
la talia; dallespressione dei loro volti appariva la gioia
di vederci,Eravamo entrati in Salemi e una folla immensa di
popolo che dai punti pi culminanti aveva collo sguardo
seguito i nostri passi, si accalc intorno a noi; vi fu un
ricambio di cortesie e di amplessi. La musica coi suoi
concerti salut la nostra venuta, e le campane suonarono
lallegrezza.[1]
Il 15
maggio, alla battaglia di Calatafimi, erano gi presenti in
prima fila le squadre dei siciliani che aprirono le ostilit
con linviso esercito borbonico. Annota Garibaldi nelle sue
memorie: Il nemico, credendo daver a che fare forse colle
sole squadre (composte da Siciliani), essendo i mille al
coperto, invi baldanzoso alcune catene di tiratori con
adeguati sostegni e due mezzi da montagna E subito dunque,
si tocc a carica generale e lintiero corpo dei Mille,
accompagnato da alcuni coraggiosi delle squadre, mosse a
passo celere alla riscossa[2]
A maggior
riprova ecco un riepilogo dellaccaduto alla battaglia di
Calatafimi scritte da Giuseppe Capuzzi a pagina 53 del suo
volume Non distavamo un miglio da Vita che il nostro corpo
fece sosta Le bande armate intanto continuavano a capitare
e passavano oltre Al vedere la folla di persone che
accorreva, pensavamo un tratto che forse lopera nostra
riusciva inutile, essendo le squadre abbastanza forti e
numerose da pugnare da se stesse linimico
Anche il
generale Garibaldi concorda che vi fu un entusiasmo
collettivo Le genti della Trinacria, fratanto, accorrevano
ad ingrossar le file dei Mille. Alcamo accoglieva i
vincitori con tanto entusiasmo di cui sono capaci quei
fervidi Meridionali. Partitico fece di pi: vedendo i
nemici, che s crudeli erano stati cogli abitanti, ora
sbandati e fuggenti, quella popolazione diede loro addosso e
sino le donne trucidarono di quei disgraziati.
[3]
La
spedizione continua la sua marcia verso Palermo sempre con
le difficolt del terreno e di un esercito ostile che
cercava di bloccare laccesso alla citt.
Per
evitare lostacolo Garibaldi, col grosso delle truppe,
prosegue per Piana degli Albanesi, raggiunge Gibilrossa e
attacca Palermo da sud-est.
Di questa
abile manovra il generale dice: Ma la colonna principale
dei millegiunse a Gibilrossa, ove il generale La Masa aveva
riunito buon nerbo di squadre siciliane, e di l tutti
riuniti si attu la famosa marcia di notte, per sentieri
asprissimi, sulla capitale dei Vespri, presidiata tuttora da
quindici mila soldati delle migliori truppe dellesercito
borbonico.
[4]
Mentre
Giuseppe Capuzzi annota: Si avvicinava la notte quando noi
partimmo; eravamo divisi in due colonne, la prima percorreva
il monte, laltra percorreva il sentiero ch alle sue
falde. Tutti per ci riunimmo al convento di Gibilrossa. La
trovammo le bande armate che seco noi dovevano entrare in
Palermo. Dagli sguardi, dai movimenti, appariva lorgoglio
di quella gente desiderosa di prendere parte coi Cacciatori
delle Alpi al cimento della pugna.
[5]
Ed eccoci
infine a Palermo. Siamo al 26 maggio e ancora le bande
armate entrano in azione, narrati dal generale Garibaldi:
Era la mezzanotte quando Cozzo, dopo di aver riunito i
cinquanta coraggiosi figli di Palermo, marciava risoluto
allassalto (del forte) di Castellammare, presidiato da
cinquecento uomini da molta artiglieria e colla parte del
mare protetta dalla flotta borbonica. Schierata a poca
distanza
[6]
Lindomani i garibaldini arrivano alle porte di Palermo,
accolti da un caldo benvenuto Era la mattina del 27
maggio.si procedeva celermente.Il primo scontro avvenne
alle Teste dove la strada fiancheggiata da due
giardini..Si continu la marcia in mezzo al fuoco fino a un
quadrivio dove fu costruita la prima barriera mentre i regi
dal convento di S. Antonio mandandoci una grandine di
proiettili tentavano dimpedirci di proseguire. Gli
abitanti a quello passeggiare di fucilate abbandonarono le
case e scesero sulla via adorni di coccarde ed armati di
schioppi, pugnali, stocchi, pistole. Era lalba della
libert.
[7]
Garibaldi
e la Sicilia esultano Si rimaneva quindi padroni dellIsola
intiera, meno le tre fortezze (Messina, Agosta, Siracusa)
suaccennate ed a tanto aveva contribuito anche molto
ladesione, quasi simultanea di tutte le citt della
Sicilia, alla splendida rivoluzione.
Giubilate
pure, uomini e donne che contribuiste alla liberazione della
Patria ! A che vale la vita dello schiavo ! Non meglio
morire ? Palermo libera e cacciando i tiranni, val ben la
pena dessere fiere di giubilarne.
La
superba capitale dei Vespri, come pure i suoi volcani, manda
ben lungi le sue scosse e crollano al gagliardo suo ruggito
i troni che posero le insanguinate fondamenta sulla
impostura e sulla tirannide.
[8]
Leccezionale, avventurosa azione di Garibaldi non esalt
solamente gli eroici picciotti siciliano, peraltro la sua
vera spina dorsale negli scontri con i borbonici. Anche
diversi giovani della nobilt siciliana aderirono con
entusiasmo alle formazioni del generale Garibaldi.
Emblematico il caso del marchesino Firmaturi, il giovane
discendente di una nobile famiglia, cui venne conferito
dagli Angi il feude di Chiosi, una zona collinosa vicina a
Corleone.
Allorquando Garibaldi si prepar a muovere su Palermo, il
giovane Firmaturi raccolse un consistente gruppo di
picciotti e con essi si un alle formazioni garibaldine.
Ritroviamo la conferma di una similare circostanza nel
romanzo Il Gattopardo dove si narra delle avventure del
giovane nobile Tancredi, quando si un alle schiere
garibaldine.
Il
marchesino Firmaturi scende con i suoi Cacciatori su
Palermo e ora pensa di avere acquisito il diritto di avere
voce in capitolo. Tuttavia, a quanto sembra, le cose non
devono essere andate come lui sperava. Garibaldi non dava
alcuna importanza ai titoli, egli era un democratico e per
lui ogni uomo valeva quanto esso sapeva impegnarsi e
battersi per la causa: popolani, conti o marchesi che
fossero. Egli era il comandante e voleva gente che gli
obbedisse, pronta allazione e al sacrificio.
Pertanto
molto probabile che, a Monreale, i due finissero per
urtarsi. Tant vero che il IV Battaglione si fermasse a
Monreale, dove si trasforma in Colonna Mobile, cio in una
specie di milizia con mansioni di sicurezza.
Due
settimane dopo il Firmaturi evidenzia la sua autonomia
adottando lemblema della Trinacria, tipicamente siciliana,
per contraddistinguere il suo ripristinato Battaglione. Lo
si constata grazie a una lettera, sempre scritta a Monreale,
e destinata al Municipio della citt.
Essa ci
offre una nitida impronta del timbro del Battaglione,
impressa sia allinterno sia allesterno della missiva
firmata, per conto del Firmaturi, dal capitano del citato
Battaglione.
Dopo la
conquista di Palermo, il gruppo di Firmaturi venne integrato
quale IV Battaglione nei CACCIATORI DELLETNA. A
Garibaldi piaceva chiamare cos le formazioni di volontari
che lo seguivano nelle sue Campagne. Ricordiamo i
Cacciatori delle Alpi, operativi nel Nord Italia contro
gli austriaci e i Cacciatori dellItalia Centrale, che il
generale intendeva portare alla conquista di Roma. Entrambe
rinomate formazioni risorgimentali del 1859/60. (Fig.8) Le
gesta dei mille e dei siciliani proseguono a Milazzo, ma gi
sono arrivate due spedizioni di rinforzo dal continente
comandate da Giacomo Medici e Enrico Cosenz. La prima parte
dellepopea termina il 28 luglio con la resa di Messina.
Verso la
fine di agosto del 1860 tutte, sembra che le difficolt
siano state superate. Il Battaglione Firmaturi fa ora parte
delle forze armate che sottostanno ai Savoia. Lo stemma
sabaudo va a sostituire la Trinacria e il Battaglione
Firmaturi entra a far parte della 15a Divisione.
E cos
ancora una volta la Sicilia stata una pioniera nella sua
lotta contro il prepotere borboniche e anche il faro
precursore per la guida verso lUnit dItalia.
Termina
lopera degli insorti e subentrano i poteri costituiti. Il
prodittatore di nomina regia, il plebiscito, lannessione,
la leva obbligatoria, la repressione contro i contadini a
Bronte tanti tasselli di una storia che continua a non
piacere a molti.
Forse, se
non si tiene conto di una qualit che mancava nella nostra
vita, la libert, di contro lassolutismo regio, lo stallo
dentro un sistema che non ammetteva deroghe ai privilegi.
La nostra
opinione rimane soggiogata a quanto uno sparuto gruppo di
uomini compirono guidati da uno squattrinato e vecchio
generale, che con caparbia risolutezza rifiut onori e
prebende sempre in rotta di collisione col potere, col re
sabaudo, con Cavour, con la Farina, con tutti i cortigiani
di palazzo.
Giuseppe
Marchese & Edoardo P. Ohnmeiss
[1] Giuseppe Capuzzi, La spedizione di Garibaldi in
Sicilia - memorie di un volontario, pagina 44,
Antares Editrice, Palermo 2003.
[2] Giuseppe Garibaldi, I Mille, pagina 31, Edizione
nazionale degli scritti di Garibaldi, volume III, L.
Cappelli Editore, Bologna, 1933.
[3] Giuseppe Garibaldi, I Mille, pagina 43, Edizione
nazionale degli scritti di Garibaldi, volume III, L.
Cappelli Editore, Bologna, 1933.
[4] Giuseppe Garibaldi, I Mille, pagina 73, Edizione
nazionale degli scritti di Garibaldi, volume III, L.
Cappelli Editore, Bologna, 1933.
[5] Giuseppe Capuzzi, La spedizione di Garibaldi in
Sicilia - memorie di un volontario, pagina 111,
Antares Editrice, Palermo 2003.
[6] Giuseppe Garibaldi, I Mille, pagina 72, Edizione
nazionale degli scritti di Garibaldi, volume III, L.
Cappelli Editore, Bologna, 1933.
[7] Giuseppe Capuzzi, La spedizione di Garibaldi in
Sicilia - memorie di un volontario, pagina 112/4,
Antares Editrice, Palermo 2003
[8] Giuseppe Garibaldi, I Mille, pagina 96/8,
Edizione nazionale degli scritti di Garibaldi,
volume III, L. Cappelli Editore, Bologna, 1933.
IMMAGINI E DIDASCALIE:
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Figura
1 - Manifesto a stampa del 10 giugno 1860 sulla leva
obbligatoria imposta in Sicilia. |
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Figura
2
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Manifesto a stampa datato 5 giugno 1860 riportante la resa
delle forze borboniche che ancora presidiavano Palermo. |
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Figura
3 - Lettera da Castroreale 18 giugno 1860 con la quale si chiede
a un comune viciniore di approntare una squadra di volontari
per la tutela della sicurezza interna. |
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Figura
4 - Lettera
spedita da Mirabella il 20.7.2025 per citt, con leblema
della trinacria. Il simbolo venne successivamente sostituito
col simbolo dello Stato sabaudo. |
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Figura
5 - Lettera
da Alcamo 22.10.60 a Calatafimi, fu probabilmente portata
con mezzi del Comitato, con limpronta della trinacria di
Alcamo. |
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Figura
6 - Lettera da Alcamo 26 dicembre 1860 con la quale si invia un
suggello con la impronta della trinacria. |
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Figura
7 - Frontespizio della lettera precedente con la quale si
spedisce il suggello con limpronta della trinacria. Come si
nota lemblema nazionale della Sicilia ormai sostituito con
lo stemma sabaudo. |
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Figura
8 - Lettera da Monreale 31 luglio 1860 intestata 4 battaglione
cacciatori dellEtna e Guerriglie Siciliane a firma del
Comandante il Battaglione Chiusi Firmaturi. |
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Figura
9 - Lettera intestata del Comando della Colonna Mobile di
Monreale a firma del Maggiore Comandante Chiusi Firmaturi. |
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Figura
10 - Frontespizio della lettera firmata dal Firmaturi. In alto, a
destra, si nota lindicazione S.M. che sta
per Servizio Militare. |
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Figura
11 - Interno della lettera precedente. |
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Figura
12 - Con questa lettera il Capitano Aiutante Maggiore, del
Battaglione FIRMATURI, annuncia larrivo di due ufficiali
del Corpo e chiede per detti un adeguato alloggio. |
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