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Collezionare francobolli, o interessarsi di filatelia,
uno dei tanti mezzi per interessarsi di qualche cosa, di conoscere,
di approfondire, oltre che di divertirsi o di nutrire un hobby con il
quale ognuno, a seconda dei casi, cerca distrazione, desiderio di
possesso, e tante altre cose di cui inutile occuparci in questa
sede. Ovviamente la prima cosa in primo piano il francobollo,
collezionato, studiato e sviscerato in ogni minima sfumatura e
dettaglio.
Ci non poteva bastare ed infatti fin dalla fine del secolo
scorso si cominciano a intensificare gli studi e approfondire le
conoscenze sugli uffici postali e sulla loro pi o meno intensa
attivit nel corso degli anni; ci comport lo studio dei vari annulli
in uso presso i singoli uffici e di conseguenza venne esaminata la
busta in quanto insieme delle componenti francobollo-annullo che si
voleva studiare e collezionare.
Un collezionismo pi evoluto o solo
diverso dal precedente? Dipende dal punto di vista; fatto che questo
sistema di collezionare impone un maggiore impegno da parte del
collezionista, una visuale pi ampia e una conoscenza dei luoghi e
della storia che non necessaria per chi colleziona i francobolli e
ne studia le differenze di colore, le variet, o lo stato di nuovi e
usati.
Tutto questo vasto campo di conoscenza e di ricerca non pu
essere racchiuso in un solo volume standardizzato, ma diviso in tanti
settori, generalmente delimitati geo-politicamente, con
sottodelimitazioni temporali secondo una determinata visuale, oppure
per alcuni usi particolari di annulli o timbri largamente
collezionati.
Dopo 80 o 90 anni di studi e di ricerche indirizzate in questo
campo ben poco viene lasciato all'immaginazione. Eppure questi
progressi e queste conoscenze non sono ovviamente tutto lo scibile
filatelico, anzi direi che le conoscenze filateliche sono ancora una
parte minima rispetto alla conoscenza globale e approfondita.
In
pratica sono ancora in larga parte inesplorati i capitoli relativi
alle comunicazioni postali e che riguardano:
- vie di comunicazione;
- mezzi di comunicazione;
- leggi e tariffe postali.
Questa semplice
enumerazione non deve trarre in inganno. Dietro queste tre voci vi
un complesso sistema di comunicazioni che, iniziato circa cinque
secoli fa, si andato man mano sviluppandosi, modificandosi nel tempo
sino a raggiungere quelle dimensioni macroscopiche di oggi.
In questa
prima parte si spera di dare un contributo a quanto fino ad oggi noto
sulla "storia postale" nel suo complesso in un periodo ben definito
e circoscritto che va dal 1 gennaio 1863 al 31 dicembre 1864.
A base di quest'argomentazione vi la Legge del 5 maggio 1862
che estendeva a tutto il territorio del nuovo regno
l'ordinamento postale in vigore nel regno di Sardegna. Ad integrazione
di questa Legge si fatto ricorso al D.L. del 21 settembre 1862
quale regolamento di attuazione della Legge stessa.
Il
testo della legge 5.5.2026 in definitiva contemplava soltanto le tariffe per
l'interno. Infatti con la nuova normativa fu esteso in tutti i nuovi
territori il sistema della tariffa unica per l'interno, salvo il porto
del distretto postale, a prescindere dalla distanza.
Anche se questa
disposizione era stata gi praticamente attuata nei territori
meridionali e centrali di nuova acquisizione, con questa legge si
soppiantava definitivamente il vecchio ordinamento cos laborioso e
antiquato nella sua distinzione per destinazione e per quantit di
scrittura - un foglio, un foglio e mezzo - che rendeva, nelle province
del regno delle Due Sicilie e nello Stato Pontificio, il servizio
postale un gravoso balzello imposto dallo Stato ai cittadini.
Questa
situazione normativa rimase vigente fino al 1860 nel Regno delle Due Sicilie e fino al
31.12.2025 nello Stato Pontificio, mentre la necessit di un
ammodernamento delle tariffe veniva avvertita in Sardegna fin dal
1850, sulla scia di quanto gi praticato in Francia e in
Inghilterra, a cui si adeguavano di l a poco anche l'Austria e gli
altri paesi dell'Europa per forza di cose costretti a una gara di
basse tariffe e di ammodernamento del servizio per battere la
concorrenza agguerrita degli altri Stati. La Sardegna pi che mai
avvertiva quest'esigenza di tariffe concorrenziali stretta com'era
fra la complessa macchina postale austriaca che cercava di soffocare i
traffici sardi per terra, avendo la preponderanza di quelli di mare, e
quella francese che mirava ad avere il predominio marittimo nel
Mediterraneo verso la penisola iberica, in concorrenza anch'essa con
l'Austria che aveva il predominio verso il Levante e gli Stati
Germanici e in genere con l'Europa centrale. Il nostro Stato si
trovava cos nel mezzo di una dura guerra diplomatica, combattuta sul
fronte postale a colpi di convenzioni internazionali miranti a far
avere la preferenza alla propria rete postale con una serie di
agevolazioni e basse tariffe reciproche.
Tornando al sistema delle
Tariffe Sarde si riscontra che nella relazione del senatore Antonio di
Pollone al parlamento sabaudo del 12.4.1850,
questi elencava una serie di motivi che imponevano una tariffa unica
per tutto il territorio, in luogo delle tariffe per zone da pagarsi
sulle distanze lineari tra l'ufficio postale di partenza e quello di
destinazione. Per renderci meglio edotti delle valide ragioni del
Pollone riportiamo le considerazioni finali del documento:
"...
Insomma, colla tassa unica, si solleva il pubblico dal peso della
attuale tariffa;
Si soddisfa ad un voto generalmente espresso;
Si
facilitano le transazioni commerciali;
Si porge maggior agio alle
classi le pi interessanti della societ di dare sfogo ai sentimenti
di famiglia;
Si toglie un impellente motivo di contrabbando;
Si
agevola la conclusione di convenzioni colle potenze estere;
Si rende men difficile l'attivazione del servizio postale in Sardegna sulle
stesse basi di quello di terraferma.
Si reca un immenso vantaggio
all'amministrazione, e quindi al pubblico, in quanto che si
semplificano tutte le sue operazioni, sopprimendo la tassazione e la
verificazione delle lettere semplici; e cos si acquista facilit,
rapidit e si antivengono errori;
Si assicura una pi sollecita
distribuzione;
Si ottiene pi facile e particolarizzata una compiuta
statistica numerica delle lettere in circolazione.
A tutti questi
vantaggi un solo inconveniente si contrappone: la prevista perdita pel
tesoro durante quattro anni, perdita tuttavia che viene largamente
compensata dagli enumerati vantaggi, che ad ogni modo non si pu dire
vera perdita, perch si rivolge a benefizio del pubblico, e che in
fine, ogni cosa concorre a dimostrarlo, non solamente cesser nel giro
di cinque anni di essere perdita, se tale si vuol dire, ma sar
convertita in progressivo aumento dei prodotti".
Sono argomentazioni
le quali dimostrano una attenzione dell'amministrazione postale verso
i problemi dei cittadini, cosa che francamente non ha riscontro nelle
altre amministrazioni "italiane" dell'epoca.
L'altra caratteristica
della legge postale che stiamo esaminando riguarda le tariffe postali
per l'interno.
d'uopo ricordare che nel periodo in esame vigeva il
sistema delle convenzioni tra i singoli stati i quali si accordavano
formalmente sulle reciproche tariffe da praticarsi sia per le lettere
dirette nei reciproci territori, sia per le lettere in transito
attraverso gli stati firmatari.
Anzi questo aspetto delle convenzioni
postali era ancora materia di una lunga guerra diplomatica non solo
per il lucro che ne ricavava lo Stato di transito - in Sardegna una
lettera in transito era tassata c. 20 come per quella in partenza - ma
anche per il vantaggio "politico" di avere la propria rotta
preferita, e quindi sostanzialmente finanziata, rispetto alle rotte
degli "avversari". Infatti l'avere un intenso traffico postale
permetteva di sviluppare la propria organizzazione con un piccolo
vantaggio sulle nazioni concorrenti - cosa che noi possiamo solo
immaginare. Sotto questo aspetto per vari decenni vi fu una guerra
accanita tra Sardegna e Austria da un lato per il controllo delle vie
di terraferma, e tra Francia e Austria dall'altro per la supremazia
delle vie di mare tra i vapori imperiali francesi e quelli del Lloyd
austriaco.
Testimonianza di questo
traffico sono le famose annotazioni manoscritte del porto da pagare
che ogni amministrazione segnava sulla busta e sui propri registri e
che poi alla fine del tragitto si sommavano fino a portare alle volte
a cifre irragionevoli.
Nel periodo in esame questa guerra era in
effetti quasi terminata. Infatti, per ridurre i lunghi e costosi
conteggi relativi a ogni singola lettera, le convenzioni stipulate in
quegli ultimi anni stabilivano il transito attraverso lo Stato in
valigia chiusa e il pagamento del porto a Kg. di posta.
Con questo
ultimo accorgimento si eliminavano il carico e scarico nel registro
della posta transitata e le annotazioni e i bolli sulla soprascritta
delle lettere - la qual cosa un indubbio snellimento nelle pratiche
burocratiche degli uffici postali di confine.
Un'ultima considerazione
prima di passare all'esame della legge postale vera e propria.
Il
servizio postale nacque e si svilupp con una caratteristica che noi
contemporanei non conosciamo; infatti, salvo casi sporadici o
particolari, il porto della lettera veniva pagato a destinazione.
Questa prassi era una mentalit talmente radicata che neanche la
riforma postale e l'introduzione del francobollo di Sir Rowland Hill
modificarono. Ci era dovuto a tanti fattori, quali il prezzo
esorbitante del trasporto postale e la precariet dei collegamenti,
che facevano preferire il pagamento alla consegna.
Ovviamente questo
metodo non era gradito all'amministrazione, sia perch tale scelta
determinava un notevole lavoro burocratico di trascrizione in vari
registri del passaggio della posta, sia perch alimentava la piaga
delle lettere cadute in rifiuto, di quelle lettere cio che recapitate
al destinatario venivano respinte con il rifiuto di pagare la tassa
postale.
Per scoraggiare questa prassi venne quindi introdotto, prima
in Francia e poi anche in Sardegna, il sistema di aumentare la tariffa
postale per le lettere spedite in porto assegnato: nel nostro caso per
la prima volta le lettere non affrancate furono assoggettate alla
penale del doppio porto.
Lettere in franchigia, non passate per posta
e non francate.
Mettiamo assieme questa
"accozzaglia" anche se ogni tipo di lettera
ha uno sviluppo diverso. Ci che li unisce la scarsa attenzione,
anzi la disaffezione, di cui sono oggetto da parte dei collezionisti.
Per quanto riguarda le lettere in franchigia, queste abbondano e sono
comuni a ritrovarsi. La loro caratteristica quella di avere sulla
sinistra in basso un timbro o un'annotazione manoscritta e la firma
del funzionario che aveva diritto alla franchigia, in quanto questa
era concessa alla carica "pro tempore" e non all'ufficio in
generale.
Esistono anche lettere non passate per posta e ci quando
avviene con mezzi privati non sembra rilevante. Ci interessa invece
quando questo trasporto avviene in modo particolare e in qualche modo
collegabile al servizio postale: per esempio, in Sicilia era usanza
ampiamente tollerata che il capitano di un battello cui veniva
affidato un collo potesse prendere anche una lettera di "accompagnamento" e recapitarla a destino. Questo trasporto non veniva
effettuato dalla posta ma indubbio che questo tragitto sia
interessante dal punto di vista storico-postale. L'art. 3 della Legge 5.5.62
asseriva che il servizio postale sarebbe stato esteso
a tutti i comuni del regno entro l'anno 1873. Intanto per quei comuni non serviti da un ufficio
postale "il trasporto potr farsi liberamente a cura dei privati e
dei comuni ...".
Questa disposizione fece s che per un periodo di
tempo pi o meno breve alcuni comuni potessero inoltrare la
corrispondenza al proprio interno senza pagamento di alcuna tassa;
tuttavia l'amministrazione delle poste venne incontro a quei comuni
che non erano serviti creando le collettorie rurali. In pratica questi
potevano richiedere al Ministero delle Poste un timbro lineare di
attestazione di provenienza che veniva adoperato dai comuni stessi:
il ritrovamento di annulli corsivi di collettorie nel periodo 1863-64
non dovrebbe essere poi tanto comune.
Potevano
verificarsi i seguenti casi per le lettere spedite da un paese
sprovvisto di ufficio postale:
1) posta interna al comune o diretta a comune vicino sprovvisto di
ufficio postale:
a) recapitata senza
apposizione di timbri o di segni di tassazione;
b) con il solo corsivo
che attesta la provenienza.
2) posta diretta a luogo fornito di ufficio postale:
a)
con o senza corsivo di provenienza e segni di tassazione;
b) con o
senza corsivo di provenienza, segno di tassazione e annullo di arrivo;
c) con o senza corsivo di provenienza e segnatasse c. 10 in arrivo.
Oltre alle precedenti appartengono alla categoria delle
"non francate" anche le lettere spedite senza apposizione del
francobollo. Per queste lettere l'ufficio postale di provenienza
doveva segnare al recto la tassa da percepire, in decimi di lire
italiane, che l'ufficio postale di arrivo doveva riscuotere dal
destinatario (Fig. 1), (Fig. 2).
Tariffe postali
l'argomento principe e sebbene possa sembrare di avere a che fare
con poche tariffe, tutte per uso interno, a un esame pi approfondito
ci si dimostra errato. Innanzi tutto la legge esordisce con due
importanti principi: - la lettera viene tassata in funzione del suo
peso e l'unit minima viene fissata in 10 gr.; ogni frazione in pi
far scattare il doppio della tariffa fino a 50 gr.;
oltre tale peso la tassa si pagher per ogni
50 gr. o frazione. - la tassa per le lettere si intende
fissata per spedizione sia per terra che per mare "coi piroscafi
postali". un'importante innovazione, con le eccezioni che vedremo
in seguito, che permette di sfruttare le immense risorse delle "vie
di mare" in una penisola lunga e stretta, con vie di comunicazioni
terrestri risibili e insicure. La tariffa delle lettere fu fissata in
c. 15 diminuendo cos di c. 5 il porto in vigore gi da alcuni decenni. Per le
lettere nel distretto venne mantenuta la tassa gi esistente di c. 5 e per i militari di truppa la tariffa fu stabilita in
c. 10. Per le lettere raccomandate che, si precisava, non dovevano
essere gettate in buca ma consegnate agli ufficiali postali i quali
ne rilasciavano attestazione, fu stabilita una tassa fissa di c.
30 oltre la normale affrancazione della lettera o plico.
Era tuttavia ammessa la possibilit di raccomandare d'ufficio quelle
lettere "che contengono e che si suppongono contenere denaro od
oggetti preziosi". Per queste lettere era fatta dall'amministrazione
delle poste un'eccezione consentendo l'affrancatura a carico del
destinatario, altrimenti non ammessa per le raccomandate, nella
misura di c. 30 per il diritto fisso oltre la tassa delle lettere non francate, di c. 30 per il primo porto. Di contro per
l'amministrazione postale, vista l'incuria del mittente, non offriva
indennit di sorta per una eventuale perdita (per una raccomandata
normale la perdita era compensata con un risarcimento di L. 50). Era ammessa altres la spedizione di lettere assicurate recanti il
valore assicurato scritto in tutte lettere sulla sopracarta. Il limite
delle somme assicurate fu fissato in L. 3.000 (per questo servizio al mittente era richiesta la spesa
del costo della lettera semplice + la tassa per raccomandazione + c. 10
per ogni 100 lire o frazione di cento lire). Sia per le lettere
raccomandate che per le assicurate era ammessa la richiesta di una
ricevuta da parte del destinatario che le poste si impegnavano a
recapitare a domicilio dietro pagamento di una tassa di c. 20. Anche le carte manoscritte e i campioni merci potevano essere
affrancati o spediti in porto assegnato e anche per questi il porto
era doppio se non affrancati (porto di c. 20 fino a gr. 50 e poi c. 40
fino a gr. 100; la progressione dei porti proseguiva in
c. 40 ogni 500 gr.). Se assieme alle carte manoscritte era inserita una lettera questa
doveva essere tassata. Per le carte e i campioni diretti nel distretto
era applicata la tassa stabilita per le lettere per distretto. Per i
giornali e le stampe era stabilita l'affrancatura obbligatoria in
partenza e il sotto fascia. La tassa a cui erano assoggettati era di
c. 1 per le stampe periodiche e giornali di peso non superiore a
40 gr. I fogli di stampa non periodica, le circolari,
incisioni, fotografie, carta da musica, opuscoli e libri erano
assoggettati alla tariffa di c. 2. Anche le stampe e le carte manoscritte potevano essere spedite
raccomandate: la tassa relativa era sempre di c. 30. Sia le stampe
che i campioni dovevano essere spediti "sotto fascia" intendendo con questa dizione
sia il vero e proprio fascettamento del giornale, sia i campioni
avvolti e legati con uno spago.
Lettere trasportate via mare Abbiamo gi detto che la tariffa per le lettere trasportate via mare coi
"piroscafi postali" era di c. 20. Da notare
che i piroscafi postali erano quelli con i quali lo Stato stipulava
una convenzione per il trasporto della corrispondenza. Per i
bastimenti mercantili che non facevano servizio per conto dello Stato,
le poste ne stipulavano una "a cottimo", riconoscendo al capitano o
padrone una retribuzione di c. 5 per ogni lettera e di c. 1 per ogni
stampa non eccedente i 40 gr. circolante all'interno del regno e di c.
10 per le prime e di c. 5 per le seconde, se dirette o provenienti da
un paese estero. La tassa a carico dell'utente per l'inoltro con
questo mezzo era la somma dell'importo spettante allo Stato pi quello
dovuto al capitano o padrone. Per poter usufruire di questo mezzo
occorreva una espressa indicazione del mittente con nome del
bastimento a vapore o a vela che avrebbe dovuto fare il trasporto. In
pratica questa disposizione fu largamente disattesa e il trasporto
coi bastimenti mercantili veniva effettuato anche se sulla busta vi
era apposta la generica dizione "col vapore" senza indicazione del
nome; le lettere inoltrate con questo mezzo non potevano essere
raccomandate o assicurate.
Dall'art. 62:
"La tassa delle lettere e delle
stampe da e per paesi esteri coi quali non vige una convenzione
postale, trasportate da bastimenti mercantili, sar uguale a quella
che si riscuote per le lettere e le stampe circolanti all'interno del
regno, rispettivamente accresciute della sopratassa di c. 10 per le
lettere e di c. 5 per le stampe". un chiaro riferimento allo Stato
Pontificio, unico stato europeo a non avere relazioni postali con
l'Italia, che con questo articolo da un lato si vede ridurre le
tariffe di c. 5, mentre dall'altro si sente
inopinatamente considerato parte dello Stato sabaudo, suo acerrimo
nemico. Infatti se non consideriamo l'art. 62 il porto delle lettere per lo Stato
Pontificio sarebbe di c. 30 (20+10), mentre
con questa disposizione la tariffa era di c. 25 (Fig. 3).
Lettere espresse Non
proprio di lettere "espresse" si tratta, ma dagli stradali ove erano
stabilite stazioni di cavalli si potevano spedire lettere per "istaffetta" pagando la tassa stabilita per le raccomandate - c.
30 - oltre "il prezzo della corsa
fissata dalle tariffe per la posta cavalli vigenti nelle diverse
province del Regno". Quest'ultima disposizione non risulta molto
chiara ed avrebbe bisogno di un ulteriore approfondimento circa le
modalit e il sistema delle staffette che, per sommi capi, si sa di
tre specie "ordinarie, espresse, corriere", ma che erano cadute in
disuso negli anni 1860 e venivano pochissimo adoperate. In
ogni caso il costo totale di una lettera "espressa" o per "istaffetta" doveva essere abbastanza alto: inoltre le lettere
dovevano essere portate dal mittente in una stazione di posta-cavalli
che, se per il Nord pi sviluppato (Piemonte-Lombardia-Liguria)
poteva essere abbastanza agevole, non lo era certamente per il centro
o il sud (Fig. 4).
I francobolli
"Il
francobollo postale un rettangolo alto 23 mm. e largo 20, rappresentante nella base
l'indicazione del prezzo e negli altri lati la leggenda: Francobollo-ItaliaPoste, e nel centro lo stemma reale". E ancora:
"i
francobolli sono di 8 prezzi, cio: - da c.
uno, di colore giallo; -
da c. cinque, di colore verde-oliva; -
da c. dieci,
di colore bruno;
- da c. quindici, di colore verde chiaro;
- da c. trenta, di colore azzurro; -
da c. quaranta, di colore arancio; -
da c.
ottanta, di colore roseo; -
da tre lire, di colore violetto". La
prima considerazione, spontanea, che non vengono presi in
considerazione i francobolli fin qui adoperati e cio i "Sardegna"
e i "Sardegna dentellati" dell'emissione del 1862, ritenendoli quindi dei francobolli
provvisori da eliminare al pi presto non appena pronte le nuove
emissioni. La seconda considerazione che questi francobolli
descritti dagli articoli
67 e 68 del R.D. 21.9.2025 non sono mai esistiti. Infatti si
tratta inequivocabilmente dei saggi di Peer Ambiorn Sparre di
Stoccolma che proprio il 12 luglio 1862 aveva concluso un contratto
quinquennale con il Ministero delle Finanze per la fabbricazione di
valori in un unico bozzetto raffigurante lo stemma dei Savoia.
Il fatto che nella legge del 21.9.2025 venissero citati
perfino i colori dei francobolli ci induce a pensare che il Conte
Sparre fosse molto pi avanzato nelle intese con la nostra
amministrazione postale di quanto comunemente si pensi - intese che
trovano conferma nelle parole di un funzionario del Ministero delle
Finanze, in visita nello stesso mese a Parigi: "i macchinari sono a
buon punto ... non vi dubbio alcuno che l'affare dei francobolli
possa riuscire in tempo". Ma una qualche preoccupazione il Ministero
delle Poste doveva averla, oppure si trattava di un eccesso di
prudenza, perch nello stesso mese di settembre si prese contatto con
la De La Rue per la fornitura di francobolli "del formato uguale a
quello dei francobolli inglesi, con il ritratto del Re o altro
disegno approvato" - come precisa in una lettera William F. De La Rue
il 10 Ottobre 1862.
L'abile mossa
"del ritratto" dovette incontrare il favore del re e
nello stesso tempo far tacere quei funzionari che argomenteranno della
legge gi approvata con quel "o altro disegno approvato". Il
seguito lo sanno tutti. Il conte Sparre non riusc a mantenere gli
impegni e a consegnare in tempo utile il quantitativo di francobolli e
i De La Rue videro la luce nel dicembre del 1863. Dei travagli
dell'amministrazione postale in quell'anno 1863 alle prese con i "Sardegna" che si
volevano togliere, con i tipi Sardegna e i litografati commissionati
a una stamperia di modesta levatura, costretta a stampare in
litografia, nei decreti non vi cenno. Ma di questo eccezionale anno
filatelico, il 1863,
ci rimangono le pi belle
miste, le pi interessanti affrancature, una ricchissima bibliografia
filatelica da approfondire e su cui innestare gli altri dati di
storia postale. stato gi accennato che nel 1863 era ancora radicato l'uso di non
affrancare le lettere e di spedirle in porto assegnato. In questo caso
le poste si limitavano a segnare sull'indirizzo della lettera la tassa
da percepire; non era previsto l'uso di segnatasse. Con il 1 Gennaio
1863 venne adottato un francobollo da c.
10 da servire esclusivamente per le tasse "delle lettere da
distribuirsi nel distretto dell'ufficio di impostazione e di quelle
raccolte e distribuite dai portalettere rurali ...". L'innovazione
del segnatasse pare sia stata introdotta per evitare che la lettera
nata e distribuita nell'ufficio potesse essere recapitata senza
tassazione (Fig. 5).
Le affrancature Dal punto di vista delle affrancature il periodo tariffario si divide
nettamente in due parti: il 1863 con i suoi
numerosi francobolli "provvisori" e "tappabuchi" quali i Sardegna
non dentellati, il c. 2
e il c. 15 tipo Sardegna,
i c. 15 litografati, cui si aggiunsero dal dicembre i "De La Rue".
L'altro periodo il 1864,
assolutamente normale e
nel quale i "De La Rue" sono gli unici francobolli disponibili sul
mercato. Nel campo delle affrancature un capitolo a parte, importante,
meritano le affrancature miste per il fascino, l'interesse, e la
notevole attrazione che esse emanano (Fig. 6). Le affrancature miste
si possono dividere in tre tipi di rarit: a) miste
"temporali". La
rarit tiene conto del periodo di tempo in cui i valori restarono in
corso. Di questo gruppo le rarit maggiori sono le miste formate dai
"De La Rue" e i Sardegna non dentellati e tutti gli altri valori in
corso nel dicembre del 1863 con cui poterono
affrancarsi e formarsi questi eccezionali documenti; b) miste
"nominali". La rarit tiene conto della minore possibilit di
accoppiamenti. Le miste pi rare sono ovviamente quelle con uguale
valore nominale, alle quali fanno seguito le affrancature strane o
inconsuete; c) miste tra francobolli e segnatasse. L'uso del
segnatasse come francobollo ordinario assieme a altri francobolli
un caso fortuito e straordinario di cui si conoscono pochi esempi. Ma,
se ci si pensa, altrettanto raro deve essere l'accoppiamento di un
francobollo con il c. 10 segnatasse usato in arrivo, cio per tassare
una lettera insufficientemente affrancata, in quanto neanche questo
era il suo uso legittimo. Comunque l'uso pi comune dei segnatasse ,
caso paradossale, in affrancatura "mista" con i francobolli dello
stato Pontificio (Fig. 7). Lo Stato Pontificio aveva rotto i rapporti
diplomatici e postali con la Sardegna nel 1861 a seguito dell'invasione delle
Marche da parte delle truppe sabaude: da quella data e fino al 1867
i due stati confinanti si ignorarono
totalmente. Ne derivava che una lettera spedita dallo Stato
Pontificio poteva essere affrancata solo sino al confine. Quindi le
lettere provenienti dallo Stato Pontificio al loro ingresso in Italia
erano sprovviste di porto e, bench non rientranti tra la categoria
delle lettere da tassare con il segnatasse ma solamente in numerario,
di norma venivano tassate con una coppia del c. 10 segnatasse che
quasi sempre ricopriva il francobollo pontificio a voler visivamente eliminare
qualunque riferimento a quello Stato. Questo metodo doveva essere
usato, di regola, solo per le zone confinanti con lo Stato Pontificio
e non per le lettere dirette in posti per i quali poteva benissimo
essere adoperato il sistema allora in uso. Ma questa anomalia ci
permette di avere degli interessanti documenti di storia postale che,
sebbene abbastanza frequenti a incontrarsi, non sono affatto comuni.
Gli annulli Durante il 1863-64 il bollo pi comunemente adoperato il doppio cerchio
per le province del Nord (Piemonte, Liguria, Sardegna), mentre per la
Lombardia e l'Italia centrale e meridionale vi un'enorme confusione,
dai "ducali" ai "provvisori", ai "sardo-italiani" (Fig. 8).
L'Amministrazione postale italiana si sforza di consegnare agli uffici
postali i bolli di nuova fornitura, ma non sempre questo possibile.
Molti uffici, generalmente di scarsa importanza, non vennero dotati
del famoso doppio cerchio: se si scende al Sud notiamo come, specie
in Sicilia, l'uso del doppio cerchio sia circoscritto a pochi uffici
di nuova istituzione e agli uffici principali dei capoluoghi di
provincia sul finire del 1863. Comunque il suo uso notoriamente pi raro di quanto
non dicano i cataloghi specializzati in materia (Fig. 9). Solo limitando la ricerca al campo del doppio cerchio e sul suo uso
nel 1863-64 si potrebbe impiegare una vita.
Vedi anche (Fig.
10), (Fig.
11).
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