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Il
possedimento italiano dell'Egeo comprendeva all'inizio delle
ostilit, 16 Isole e cio Rodi, Castelrosso, Simi, Calchi, Piscopi,
Nsiro, Coo, Calimno, Lero, Patmo, Levita, Lisso, Gaidaro, Stampalia,
Scarpanto, Caso, pi altri isolotti di scarsa importanza a cui si
aggiunsero, dopo l'occupazione della Grecia, le Sporadi
settentrionali e le Cicladi.
L'amministrazione civile e militare dell'Egeo era affidata a un Governatore con giurisdizione su tutto
l'Egeo.
Alla data dell'8 settembre 1943 era Governatore l'Ammiraglio
di Squadra Inigo Campioni, con sede del Governatorato Rodi.
Il
Governatore dipendeva a sua volta, per la parte militare, dal Comando
Gruppo Armate Est, con sede a Tirana.
Dopo questa breve premessa
passeremo a esaminare la cronistoria delle singole isole.
RODI
Le
forze operanti a Rodi, al principio dell'agosto del 1943 erano le
seguenti:
Esercito: La divisione dl fanteria Regina (Rgt. fanteria
9-10-309 e il 50
Rgt, artiglieria) meno il 10 Rgt. fanteria e un battaglione del 9 Rgt. fanteria distaccati a Coo e Scarpanto. Inoltre il 331 Rgt.
fanteria e altre unit divisionali.
In tutto circa 13.000 uomini
(Fig. 1).
Aviazione: 40 aerei, circa la met operanti, che disponevano
di una vasta rete di servizi e due campi d'aviazione principali e uno
sussidiario (Fig. 2).
Marina: Mariegeo (Comando Zona Militare
Marittima Egeo) aveva a Rodi la sede dello Stato Maggiore che aveva
alle sue dipendenze varie unit e navi ausiliarie, comandi Marina e
batterie costiere a terra. All'organizzazione di tutti questi servizi
erano addetti circa 2.000/2.200 uomini (Fig. 3).
A Rodi aveva la sede
la divisione corazzata tedesca Rhodos, circa 4.000 uomini
potentemente armati e con mezzi efficienti che comprendevano circa 60
veicoli armati di mitragliatrici e cannoni; 25 carri armati tigre, 7
batterie di cannoni c.a. e a.c. autotrasportabili; vari altri
servizi.
Il servizio della posta militare nell'isola ebbe in
dotazione i seguenti annulli: N. 550 - N. 550 serv. volante 1 - N.
550 serv. volante 2 - N. 550 Sez. A - N. 550 Sez. B (Fig. 4).
Questi
due ultimi pare che siano utilizzati solo per usi amministrativi
interni. La N. 550 Sez. B, con la sezione scalpellata, fu usata a
Lero.
Appena appreso per radio l'annuncio dell'armistizio il
Governatore riun i capi militari per la posizione da prendere nell'Isola
e poi diram a tutti i comandi subordinati le note disposizioni del
proclama Badoglio, sottolineandone la fase finale che ordinava la
reazione ad eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza.
Immediatamente dopo iniziarono le continue pressioni del comando
tedesco per ottenere la resa dell'isola e i contatti con il comando
inglese che di contro si aspettava la resistenza a oltranza.
A questo
proposito gli inglesi giunsero a diramare un curioso proclama, a
firma del Generale H. M. Wilson Comandante in Capo per il Medio
Oriente, in cui si ordinava ai soldati italiani di continuare la lotta
e di resistere ad ogni costo. Il tono e le parole del proclama ci
fanno capire come in quei momenti gli alleati si ritenevano in diritto
di passare sopra ogni gerarchia e di considerare gli italiani come
soldati alle loro dirette dipendenze alla stregua di Australiani e
Neozelandesi.
L'Isola di Rodi non si arrese pacificamente, anche se
non ci furono scontri violenti. Il numero era in larga misura in
favore degli italiani, ma nonostante questo prevalsero i tedeschi che
dopo alcune scaramucce contro le nostre batterie Majorana e Melchiori e l'occupazione dell'aeroporto di Gaddura, l'unico
funzionante, riuscirono ad imporre la resa dei presidi di Rodi (11
settembre) e di Scarpanto (12 settembre).
Dopo la resa i tedeschi
dovettero affrontare il problema dell'isolamento prima e del
trasferimento poi, in Germania, dei nostri soldati (Fig. 5).
Il
problema era acuito da mancanza di mezzi navali idonei e dal relativo
isolamento dell'Egeo per le forze tedesche che causavano molto spesso
la cattura o l'affondamento di navi trasporto.
Per ovviare a questo
inconveniente si istituirono a Rodi n. 8 campi di internamento in
attesa del trasferimento in terraferma.
Questi campi continuarono a
funzionare per buona parte del 1944 fino al definitivo trasferimento
in Germania dei nostri soldati (Fig. 6).
SAMO
L'Isola di Samo ebbe un
ruolo abbastanza decentrato nella vicenda dell'Egeo e nel suo suolo
non si ebbero scontri tra tedeschi e italiani dopo l'8 settembre '43.
La sua citazione in questo capitolo dovuta al fatto che fu sede del Comando Superiore di tutte le forze armate dell'Egeo, dopo la caduta
di Rodi e anche al ruolo di base avanzata degli inglesi che si
avvalsero di Samo per i loro rinforzi all'Isola di Lero.
Nell'Isola
era di stanza la Divisione Cuneo (7, 8 Rgt. fanteria e 27
artiglieria) (Fig. 7) e la 24a Legione M.V.S.N. con circa 1.000
uomini. In totale circa 9.000 uomini al comando dei quali era il
Generale di Divisione Soldarelli.
A Samo funzionavano i numeri di
Posta Militare N. 62 e 162 (Figg. 8 e 9).
Subito dopo l'8 settembre si
installarono a Samo gli inglesi con la sede del Comando di tutte le
Forze Alleate in Egeo.
Come dire che gli italiani erano subordinati
agli inglesi per la condotta delle operazioni in Egeo, il che anche
accettabile dal punto di vista complessivo, ma che port gravi
difficolt nel Comando superiore italiano che aveva difficolt di
operare positivamente dato che tutti i mezzi navali dell'isola erano
sotto il controllo inglese.
Al mattino del 17 novembre si ebbe
notizia della caduta di Lero.
Lo stesso giorno, verso le 12,30 i
tedeschi sferrarono contro Samo un violentissimo attacco aereo. Il
18 gli inglesi cominciarono l'evacuazione dell'isola, a cui si
accodarono gli italiani con mezzi di fortuna, quali il veliero
requisito Vassilichi per il trasporto in Turchia verso il lungo
internamento.
L'evacuazione delle truppe continu fino al giorno 23
in condizioni spesso drammatiche. Lo stesso giorno i tedeschi
entrarono a Samo.
Vedi
(Fig.
1), (Fig.
2), (Fig.
3), (Fig.
4), (Fig.
5), (Fig.
6), (Fig.
7), (Fig.
8), (Fig.
9).
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