L'occupazione
di Cefalonia da parte delle truppe italiane ebbe inizio nel maggio
1941 in esecuzione delle clausole dell'armistizio firmato tra la
Grecia e l'Italia a conclusione del conflitto che aveva opposto i due
paesi (Fig.1).
Sbarcarono a
Cefalonia i seguenti reparti:
- Divisione
Acqui;
- 17 e 317
Reggimento Fanteria;
- 33
Reggimento Artiglieria (Fig.2);
- varie unit
tra cui n. 3 ospedali da campo e un nucleo della Regia Marina che per
l'8 settembre in esecuzione agli ordini relativi alla flotta italiana
fece partire i Mas per Malta lasciando nell'isola gli elementi di
comando e 2 batterie costiere.
In tutto pi di
10.000 uomini e 525 ufficiali al comando dei quali vi era il Generale
di Divisione Antonio Gandin.
Il Servizio
Postale Militare nell'isola venne espletato dai seguenti servizi che
usarono i numeri 2 - 2 sez. A - 412 (Fig. 3), (Fig. 4), (Fig. 5).
Alle ore 19 il Comando della
Acqui
apprendeva dalla Radio italiana l'annuncio ufficiale di Badoglio alla
Nazione.
In questi primi momenti l'unica
decisione del Gen. Gandin fu di ordinare il coprifuoco per le ore 20.
Poco dopo le ore 21 giunse un radiogramma da Atene dal Comando XI
Armata da cui la "Acqui" dipendeva: Seguito conclusione armistizio
truppe italiane XI armata seguiranno questa linea di condotta. Se i
tedeschi non fanno atti di violenza truppe italiane non rivolgeranno
le armi contro di loro. Truppe italiane non faranno causa comune con
ribelli n con truppe anglo-americane che sbarcassero. Reagiranno con
la forza a ogni violenza armata. Ognuno rimanga al suo posto con
compiti attuali. Sia mantenuta con ogni mezzo disciplina esemplare.
Comando tedesco informato di quanto precede. F.to Gen. Vecchiarelli
.
Era un ordine molto discutibile e in
alcune parti in contrasto con le direttive del Governo, nel punto in
cui escludeva ogni collaborazione militare con gli anglo-americani.
Molti storici sono concordi nel
ritenere che per quanto riguarda Cefalonia un deciso attacco
preventivo da parte degli italiani avrebbe avuto ragione della
guarnigione tedesca.
C'erano nell'isola 10.000 italiani e meno di 3.000 tedeschi della
Wehrmacht che, sebbene bene armati, non avrebbero potuto resistere a
una nostra offensiva rapida e decisa.
Passato il primo giorno in attesa
guardinga, il giorno 9 alle ore 20 giunse un secondo radiogramma che
ordinava: In seguito ad accordi intervenuti tra il Comando della
XI Armata e il Comando superiore tedesco, le divisioni dell'armata
devono cedere ai germanici le artiglierie e le armi pesanti della
Fanteria.
Era la resa senza onori, decisamente
avversata dai soldati che con il loro innato buon senso non vedevano
altra via d'uscita che la cacciata delle truppe tedesche dall'isola.
Per eseguire questi ordini che
riteneva giustamente lesivi dell'onore militare il Gen. Gandin chiese
consiglio a tutti i suoi ufficiali. Si pronunciarono per la resistenza
ai tedeschi solo il Comandante della Marina Mastrangelo e il
Colonnello di Artiglieria Romagnoli. Gli altri erano propensi a cedere
le armi. Contro questa decisione insorsero un gruppo di ufficiali
inferiori che si fecero ricevere dal Generale Gandin mentre alcune
postazioni d'artiglieria puntavano le loro armi contro la sede del
Comando divisionale.
Gli insorti ottennero dal Generale
Gandin l'assicurazione che si sarebbe ricercata una soluzione
onorevole per tutti.
Il 14 settembre pomeriggio venne
tenuto una specie di referendum tra le truppe italiane sul dilemma:
coi tedeschi, contro i tedeschi, cessione delle armi.
Il
referendum si chiuse con l'accettazione all'unanimit della linea:
lotta ai tedeschi.
Lo
stesso giorno 14 settembre iniziarono gli scontri. La Divisione, che
per la conformit dell'isola, fu costretta a scaglionarsi in nuclei
separati, si difese dagli attacchi tedeschi che nel primo giorno
ottennero isolati successi mantenendo le posizioni attorno ad
Argostoli.
I tedeschi non fecero prigionieri,
chi si arrendeva veniva fucilato sul posto e i combattimenti durarono
accaniti fino al 22 settembre, quando i tedeschi iniziarono la pi
vergognosa e barbara rappresaglia di un esercito moderno. Interi
reparti vennero disarmati e fucilati sul posto. Gli ufficiali
scampati alle prime stragi sul campo di battaglia dapprima concentrati
nel carcere di Argostoli (Fig.6), furono poi trasportati su camion
alla casetta rossa.
Qui concentrati in una stanza vennero chiamati a turno: Fuori in
otto!; Fuori in dodici!. Immediatamente allineati contro il
muro del cortiletto vennero falciati dal plotone di esecuzione.
Rimossi i cadaveri, la macabra chiamata ricominciava per tutto il
giorno.
Dei
200 ufficiali portati alla casetta rossa se ne salvarono 37; il
cappellano, quelli originari del Trentino-Alto Adige, quelli che
poterono dimostrare di essere fascisti. Il 25 settembre cessarono i
massacri. Dei 10.000 soldati e ufficiali 2.000 caddero combattendo
dal 15 al 22 settembre, 4.000 furono massacrati tra il 22 e il 25
settembre (Fig.7).
Ma la sorte si accan ancora contro i resti della Divisione. Circa
3.000 superstiti furono stipati come bestie in tre navi trasporto e
spediti verso Atene da dove dovevano poi prendere la strada per la
Germania.
Una dopo l'altra le tre navi finirono sulle mine e saltarono in aria
con tutto il loro carico.